Archiviato in: ..........LIVE REPORT.........., 2008, Camion, Could Nine, Cyruss, Godwatt Redemption, MUSICA, Marco Marzuoli, Stonebride, Zippo
(Camion, Could Nine, Cyruss, Godwatt Redemption, Stonebride, Zippo)
25 - 26/04/2008
Orange Rock Cafè (Pescara)
.

.
PRIMA PARTE
CAMION / COULD NINE / CYRUSS
25/04/2008
TUBE CULT FEST, ovvero un appuntamento chiave per tutti gli amanti della scena heavy-psych/stoner/doom/sludge. Organizzata al solito dall’attentissima Apocalypse Agency, la manifestazione tenutasi a Pescara il 25 e 26 Aprile ha portato sul piccolo ma accogliente palco dell’Orange Rock Cafè ben 6 bands rappresentative proprio di certo modo di fare musica, il tutto attraverso un’attenta selezione che è poi andata a coprire quelle che sono alcune delle sfaccettature tipiche del genere. E così nella due giorni pescarese si sono potute ammirare bands davvero valide per una manifestazione riuscita al meglio e, soprattutto, gratuita.
Si inizia venerdì 25 quando in scena va il primo trittico di band. Dopo un inizio ritardato di un’oretta salgono per primi sul palco i romani Camion. Senza ombra di dubbio rappresentativi del movimento stoner più “energico” e rockettaro, il combo capitolino ha dato vita ad un’esibizione più che degna che ha coinvolto il pubblico presente e soprattutto ha messo in mostra una realtà interessantissima dal forte impatto dal vivo. Stavamo parlando proprio dell’impatto particolarmente rock della loro musica, in particolar modo hanno colpito l’attenzione per le melodie nonostante i riff pachidermici e lo screaming serratissimo, a tratti quasi estremo, del singer Feffo. Se a tutto ciò aggiungiamo ammiccamenti vari ad uno stile “motorheadiano” ineggabile, allora avrete un’idea di come suonano questi Camion. Il tutto ovviamente sparato ad una quantità di decibel semplicemente impressionante, oltre che una furia a livello di esecuzione che hanno portato lo stesso singer in ben 2 occasioni a staccare completamente il jack dalla chitarra, ovviando provvisoriamente al problema ripetendo praticamente i riffs a voce aspettando che qualche anima pia l’aiutasse a risolvere il problema. Un live senza praticamente alcuna imperfezione di sorta che ha messo in mostra anche gioiellini come “Night of the Living Deasert” annunciato come vero e proprio singolone della band, come “The Main Man” o ancora un altro paio di pezzi nuovi di cui l’ultimo (quello che ha chiuso l’esibizione) che riprende proprio lo spirito del singolo già citato in qualche maniera rendendolo ancora più appetibile e per certi versi quasi “ballabile” nell’ottimo refrain; una realtà da seguire e da supportare in pieno insomma.
Dopo una breve pausa, riprendono le danze e sul palco salgono i milanesi CLOUD NINE; premetto subito che sono rimasto particolarmente colpito dalla band lombarda, resasi protagonista di un’esibizione sopra le righe. Partendo da un genere apparentemente più “mainstream” nel suo approccio molto vicino al sound dei Queens of the Stone Age, i milanesi riescono ad andare oltre arrivando a toccare lidi a volte più vicini al doom classico altre volte avventurandosi addirittura in territori quasi affini alla scena grunge, il tutto - sia chiaro - rimanendo con i piedi ben piantati in quel concetto di stoner da sempre portato avanti dai già citati QOTSA.
Concerto intenso e particolarmente composto con la band che sfodera una serie di brani interessantissimi capaci di calamitare l’attenzione di buona parte del pubblico particolarmente colpito dalla loro esibizione. In scaletta i pezzi tratti dal loro ultimo demo, quel “Light Stoner Rock” (2006) più altri nuovi e vecchi che mostrano le due facce dei lombardi a partire dai primi episodi decisamente più influenzati dal desert rock dei Kyuss alle ultime evoluzioni che mettono in mostra il sound già descritto.
Gli ultimi a salire sul palco sono gli austriaci Cyruss, e gli amanti del lato più “estremo” dello stoner sono accontentati!!! Stoner/sludge in pieno stile Iron Monkey con spruzzate di hardcore (specie nel cantato), il tutto ovviamente scandito da riffs pesantissimi ed opprimenti. Un’esibizione ben diversa dalle precedenti, in cui il lato strumentale-concettuale viene elevato all’ennesima potenza. Anche in questo caso in pratica ci troviamo di fronte ad una band decisamente fenomenale, forse meno coinvolgente dalle precedenti a livello di esibizione ma molto più carica dal punto di vista dei contenuti. Mazzate incredibili come “Why Dance When Falling” o “To The Static” non possono che mettere d’accordo sia gli amanti di stoner propriamente detto che l’ascoltatore più estremista. E’ stato un piacere insomma ascoltare la band austriaca, peccato solo per il pubblico venuto leggermente meno proprio durante la loro esibizione conclusasi dopo tre quarti d’ora di devastazione suonata a livelli altissimi e con ogni probabilità dimostratasi la migliore della serata, senza ovviamente nulla togliere alle altre due bands su cui ho già avuto modo di esprimermi positivamente.
E si chiude così proprio con i Cyruss la prima serata della manifestazione.
~ Thrasher ~
www.haternal.com
SECONDA PARTE
GODWATT REDEMPTION / STONEBRIDE / ZIPPO
26/04/2008
Arrivare lucidi alla serata conclusiva dell’appuntamento forse più importante della stagione live pescarese sarebbe stato un reato imperdonabile, ed è così che i riti pagani celebrati in nome del “Dio delle droghe leggere” mi hanno restituito gran parte del “ritardo cronico” che, per tutta la giornata, avevo cercato di evitare. Finalmente giunti sul “luogo del delitto” l’atmosfera si presenta decisamente buona per la realtà di provincia che ospita l’evento, ogni cosa è al suo posto e la bill che si accinge ad alternarsi all’interno dell’Orange Rock Cafè promette vibrazioni di buon livello. Il mio incessante omaggiare gli “Dei” a fini catartici, però, non accenna a diminuire ed è così che alla fine del primo pezzo dei ciociari Godwatt Redemption il sottoscritto deve ancora varcare la soglia del locale adriatico. Finalmente entro, i tre hard-rockers frosinati sono nel pieno del loro stage, la loro offerta sonora risulta perfettamente fedele alle tracce sentite sullo space: Black Sabbath, Motorhead, Cathedral, Kyuss e via discorrendo fanno capolino dai loro pezzi ed i suoni dannatamente ‘70, di tanto in tanto un po’ anacronistici, non lasciano scampo a nessuna immaginazione data la malinconica tenuta vintage. D’un tratto però, fra i riff, spunta la prima sorpresa della serata, Dave, voce degli Zippo e vero e proprio guru della scena stoner targata PE, va a condividere il palco con i GWR per una cover che lascia il pubblico sbigottito: un’ottima “Thumb”, direttamente ripescata da “Blues For The Red Sun”, non da spazio a critiche, anzi gonfia i cuori di rammarico per non poter più assister alle esibizioni live di Garcia e compagni. Il trio continua a produrre note, ma a quel punto le aspettative sono troppo alte per poter esser rispettate e così ci si può concentrare direttamente sulla band successiva.
E’ il momento dei croati Stonebride: voci di corridoio garantiscono una gran performance, che, puntualmente, arriva. Stoner doom psichedelico, spruzzato di postcore e di gran classe (penalizzato purtroppo dall’acustica limitata dell’Orange non capace di valorizzare gli importanti particolari): i musicisti zagabresi costruiscono una lenta, capillare, monolitica e polverosa psicosi davanti agli occhi di un pubblico forse a tratti colto alla sprovvista da certi suoni sordi e profondi. Ottima la tenuta di palco del quartetto dalla inconsueta collocazione geografica. Gli Stonebride si dimostrano una gradita scoperta per l’underground europeo che, probabilmente, sarebbe il caso di apprezzare meglio su palchi capaci di rendere maggiormente giustizia ai “muri di suono” innalzati dai loro granitici colpi di plettro.
A questo punto ci siamo, manca solo l’ultimo e più atteso tassello alla quadratura definitiva del festival; il locale si va via via riempiendo e resistervi dentro senza uscire a prender una boccata d’aria è praticamente impossibile. Quindi, solita preghierina al “Dio Cannabis”, ed eccoci di nuovo sotto il palco per cercar in tutti modi di trovar pecche ai padroni di casa Zippo. I cinque abruzzesi sono pronti a sottoporsi al verdetto finale di un pubblico, ed un locale, che li conosce a memoria. La band attacca e pare esser davvero in forma, alterna pezzi del debut “Ode To Maximum” ed altri tratti dalla loro nuova fatica: strutture complicate e frasi progressive affrontate con una facilità disarmante, a volte troppo, a tal punto da dare l’impressione che il confine fra jam e live sia davvero sottile… ma non importa, il risultato è ugualmente devastante. Il concerto continua e la freschezza offerta nell’esecuzione non annoia per un secondo, non ne risente neppure il suono; nella sala si suda, ma il caldo si abbina perfettamente alle visioni offerte dalla musica. L’eccessivo senso di ludicità, volendo esser cattivi, è l’unica colpa che si può imputare agli Zippo, non solo croce ma anche delizia, vista la giovane età dei componenti e le loro enormi soglie di miglioramento. Dopo la prima metà dello show i pezzi nuovi vincono, accrescendo le attese per l’uscita del prossimo disco, che sembra annunciarsi non a conoscenza del termine “derivativo” (malgrado sincretici riferimenti a Baroness e Kylesa). Pian piano si scivola verso la fine della serata e del TUBE CULT: Una cover dei Kyuss, altri pezzi nuovi ed ecco il canto del cigno, anzi dell’elefante, osannato a gran voce dal pubblico: “The Elephant March” continua, nonostante tutto, ad esser la miglior song sfornata dai musicisti pescaresi. Il live termina e con esso, a malincuore, la due giorni. Ci sarebbe molto ancora da dire soprattutto sullo stage degli Zippo, band in costante crescita e dal perpetuo divenire che, con qualche “punto a capo” espressivo nelle loro creazioni (soprattutto passate), non faticherebbe ad ambire all’Olimpo dello stoner peninsulare (e non solo), merito soprattutto del loro splendido piglio live stradaiolo e passionale.
PS.: Più che un festival un vero e proprio giro di boa per una realtà ed un locale che, nonostante i limiti strutturali, continua a spaccarsi in quattro per la scena italiana proponendosi come punto di riferimento dell’intero centro/sud/est italiano.
Il Barone, entusiasta, attende il bis.
Marco Marzuoli
www.baronedelmale.wordpress.com
1 Commento finora
Lascia un commento
Lascia un commento
Interruzioni di linea e paragrafo automatici, indirizzo e-mail mai mostrato, HTML permesso:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Fregno!
Commento di Dave Maggio 11, 2008 @ 8:41 pm