IL BARONE DEL MALE


L’INCREDIBILE PIANO DI FUGA DI DILLINGER

The Dillinger Escape Plan, Poison The Well, Stolen Babies, Figure Of Six
22/03/2008
Vidia Rock Club (Cesena)

 

 

Devo dire che l’attesa non era poca, per un motivo o per l’altro la venuta dei The Dillinger Escapa Plan in Italia scivolava da un po’ di tempo mettendo da parte la speranza di vedere (o ri-vedere) gli alfieri del math-core nello stivale. Ed invece ecco sopraggiungere la buona novella “22 Marzo 2008, The Dillinger Escape Plan - Poison The Well – Stolen Babies @ Vidia Rock Club UNICA DATA ITALIANA”… e chi se lo perde?!

Il tempo passa ed il 22 marzo si avvicina fra gli ossessivi ascolti dei vari “Ire Works”, “Calculating Infinity” e “Miss Machine” intersecati dalle produzioni di marca “Poison The Well”. Tutto fila a gonfie vele a tal punto che fatico a credere che il giorno prima del live termini con l’ottimo concerto dei Dead Meadow in contemporanea ed in antitesi alla mondovisione della “Via Crucis”. Le ore continuano a trascorrere, la mia “prima volta” con i DEP si avvicina gradualmente: il Vidia promette una gran serata e le ultime positive note dei “Figure Of Six” (band metalcore italiana investita dal non facile compito di aprire le danze), malgrado sembrino facenti parte di pezzi un po’ troppo piatti, ne sono la conferma. I giovani romagnoli finiscono la propria session ed i tecnici del locale cominciano a smontare per il cambio di palco, i tempi morti fra una band e l’altra sembrano non finire mai ed in effetti sono davvero lunghi, passano più di trenta minuti prima che si spengano le luci e salgano sul palco gli “Stolen Babies”.

La band ora è pronta, l’impatto scenico a metà fra il circense ed il decadente e fa ben sperare anche se l’eccessiva artificiosità della strumentazione (bidoni di latta, tastiere, controtastiere, fisarmoniche etc…) mi fa sorridere e rendendomi piuttosto scettico nei confronti della performance che sta per iniziare; il live parte e i cinque “pagliacci” cominciano a suonare… non male anche se l’attesa per quello che accadrà a breve li oscura, riesco solo a definire delle linee guida con cui strutturare il mio giudizio sulla band: un calibrato mix di “Dresden Doll”, “Mudvayne” e “Sleepytime Gorilla Museum” molto molto “Mr. Bungleiano” in cui si distinguono la brava e carina “front-girl”, il discreto e “non-morto” bassista ma soprattutto un “terremotino sedato” alla batteria (non a caso il tizio in questione è Gil Sharone dei Dillinger). Gli Stolen lentamente esauriscono le cartucce portando a compimento uno “spettacolino” in definitiva simpatico, gradevole ma un po’ fine a se stesso e forse penalizzato dall’amplificazione della chitarra decisamente da rivedere e quasi inesistente. Altro cambio di palco, altri trenta minuti; conscio dei tempi sta volta ne approfitto per andare a prender da bere, la fila al bar è lunga ma non è un gran problema infatti quando torno avanti al palco ci sono ancora degli “operatori del suono” alle prese con fastidiosi fischi. Dopo ancora qualche minuto ecco arrivare il momento dei “Poison The Well”, al “pronti-via” manca solo il vocalist. Lo show inizia e quando da dietro l’impianto salta fuori Jeffrey Moreira si avverte subito che qualcosa non va, la voce è bassissima; lo screamer della band di Miami fa cenno verso il mixer di alzare il volume, questo avviene, ma forse eccessivamente, e da quel momento il cantato sarà irrimediabilmente compromesso. I PTW nonostante tutto non perdono un colpo ed allestiscono un concerto di altissimo livello, il pogo impazza ed il pubblico sembra un mare in tempesta; la scaletta proposta dalla band alterna alla perfezione pezzi più vecchi a quelli dell’ultimo album e quando sul finale parte il riff di “Nerdy” è l’apoteosi: i chitarristi si esaltano e con loro arriva la grande risposta degli spettatori del Vidia. Un live stupefacente in cui l’offerta dei nostri ne esce a testa alta mostrandosi molto più core di quanto non sia su disco ed annullando la parola “emo” dall’etichetta (emo-core) che troppo spesso si attribuisce erroneamente ai loro suoni.

Gli standard della serata che fin qui si mantenevano su livelli molto alti non facevano che riempire il cuore di aspettative per il gran finale e, pensare che stava per toccare ai The Dillinger Escape Plan, sviliva tutto ciò che era accaduto fin a quel momento; così eccoci all’ultimo cambio di palco… come al solito approfitto della tempistica dilatata per andar a prender da bere, al mio ritorno i tecnici sul palco stavano piazzando degli strani minipalchetti e si affrettavano a togliere tutto ciò che era di troppo dal back-line mentre uno strano tipo in compagnia di Jeff Tuttle e Liam Wilson provava gli strumenti… arriva anche il batterista ci siamo… manca solo Greg Puciato, di colpo il palco si svuota completamente e le luci calano…

A questo punto bisogna che faccia una premessa: era la prima volta che vedevo i DEP dal vivo, certo mi attendevo una grande band, ma legata agli standard di perfezione che il mio cervello fino a quel momento contemplava. Vi dico solo che a fine concerto questi standard sono andati a farsi fottere a causa dell’immensità dell’evento.

La “voce fuori campo” di Puciato ancora dietro le quinte fa da preludio all’inizio dello stage, entra la band e si parte, prima mazzata, Panasonic Youth e il palestrato frontmen che schizza a farsi una passeggia sulle capoccie del pubblico (esattamente come nel celebre filmato al Virgin mega store), i DEP sono un frullatore, il mio cervello non ce la fa stare dietro a tutte le informazioni che la band spara alla velocità della luce. Chitarre che volano ad ogni angolo e nel mentre dai loro amplificatori escono frasi pazzesche, il pubblico è in delirio e la band non si ferma un attimo: “43% Burnt”, “Fix Your Face”, “Lurch” il Vidia è l’inferno ed i musicisti sono in forma strepitosa. Quando arriva “Setting Fire to Sleeping Giants” la gente impazzisce più di quanto non lo fosse già e Weinman e soci fanno capire che quello “non è un posto per vecchi”, l’obbiettivo dei cinque sembra quello di continuare a frullare a discapito delle parti più puramente “fusion” che non trovano spazio. I Dillinger continuano a spinger sull’accelleratore ed il palco si trasforma in una città da scalare, i nostri sembrano essersi trasformati in King-Kong ed amplificatori ed impianto in grattacieli su cui arrampicarsi, le note intanto si sprecano e la qualità del suonato non accenna a diminuire; i pezzi di “Ire Works” reggono molto bene l’impatto live meglio di quanto non facciano su disco. I ragazzi del New- Jersey pare vogliano dimostrare di essere la miglior live-band, almeno, degli ultimi dieci anni. Il concerto procede fra pezzi vecchi e nuovi: “Black Bubblegum”, “Sugar Coated Sour” e via discorrendo fino ad un finale impensabile in cui Puciato sembra voler superare ogni “barriera architettonica” del palco e dopo un rapido test si trasforma in Stallonne di Chliffhanger: scala per l’ennesima volta le casse laterali del locale romagnolo e mira a quelle che calano dal soffitto, prima una scossa poi uno strattone alla catena che tiene sospesa la strumentazione e dopo qualche secondo si trova appeso sull’impalcatura posta appena sotto il soffitto. Il pubblico delira ma la perizia tecnica dei musicisti non diminuisce. Al finale manca pochissimo e la band è disseminata qua e là in tutto il locale. Non ricordo esattamente quale sia stato l’ultimo pezzo, mi sembra “Sunshine the Werewolf”. Quando i DEP smettono non riesco a prender coscienza di quello che avevo visto ed i miei neuroni faticano a tornare al loro posto dopo esser stati presi a schiaffi per più di un ora, ancora adesso a meno di ventiquattrore le orecchie mi continuano a rimbombare ed il mio cervello non si da pace e non si capacita di aver assistito davvero tutto ciò da una delle migliori band in circolazione, se non la migliore in fatto di live.

Chi c’era potrà dire: “Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare!”

 


2 Commenti finora
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concordo in tutto, serata indimenticabile per il resto del tempo che mi rimarrà da vivere

Commento di mauro Marzo 24, 2008 @ 12:13 am

bravissimo marco (ti chiami così vero?), anche la mia rece tutto sommato concorda con la tua. molto “illuminante” il filmatino!!
ciao
ale

Commento di jumbolo Marzo 24, 2008 @ 10:23 pm



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